Gli Standard: nemici o amici dell’innovazione?

Recentemente ho avuto un’interessante discussione sui temi di innovation vs standardization con un imprenditore che ha più volte insistito su un concetto a lui caro: “Se non siamo noi a cercare nuove opportunità di business, ci pensano gli altri a entrare nella nostra area e noi ci ritroviamo a giocare in difesa. Essere creativi, coraggiosi, sfidanti in termini di prodotto/processo/mercato è sempre più una necessità per sopravvivere”.

Concordo totalmente. Un fatto è certo: o si evolve o ci si involve, la staticità non è contemplata dagli attuali modelli di business.

Un delicato equilibrio

Mi sono allora ricordato di Elio Marioni , fondatore e presidente di Askoll, che durante il suo intervento all’ultimo Festival Città Impresa a Vicenza è stato categorico: “Il caos uccide le aziende, l’ordine uccide le aziende, la sopravvivenza deriva dal continuo pendolamento tra ordine e disordine. L’imprenditore di successo sa gestire questo delicato equilibrio in una costante ricerca dell’innovazione”.

Riflettiamo: l’innovazione deriva da un atto creativo che per sua natura intrinseca è un atto di confusione, di ricerca, di dubbio, di incertezza, di ispirazione, di sogno – è un momento di irrazionalità che però, se resta tale, non porta a nulla. Solo se trova uno sbocco nel razionale, infatti, diviene un’opportunità concreta che genera sviluppo.

In altre parole essere creativi non è garanzia di innovazione, occorre qualcosa di più, qualcosa di complementare, qualcosa che inquadri, qualcosa che mi piace chiamare lo STANDARD.

Gli standard ci fanno evolvere…

Gli standard rappresentano l’ordine e garantiscono la ripetitività, ma fanno morire le aziende come dice Marioni?

se rimangono statici e rapidamente obsolescenti, No se si evolvono con continuità nella ricerca di un miglioramento raggiungibile.

Credo che gli standard per un’organizzazione siano come la linfa per una pianta, sono il veicolo che mantiene in vita l’azienda grazie al loro continuo evolversi: se la linfa termina di scorrere, la pianta soffre e muore – analogamente se gli standard terminano di evolvere, l’azienda soffre e muore.

Aggiornare/migliorare gli standard può essere molto difficile, può richiedere uno sforzo di creatività molto spinto, soprattutto quando non ci basta fare miglioramenti evolutivi ma si vogliono apportare miglioramenti rivoluzionari, salti generazionali. Ci spaventa questa difficoltà? (Se la risposta è sì, ma anche se è no, invito ad affrontare la questione in modo LEAN: fissato un obiettivo/standard molto sfidante non arrendiamoci a priori, apriamo un A3, analizziamo le difficoltà (cause radice) che ci rendono difficile il cambiamento, individuiamone le contromisure e con determinazione, una alla volta, attuiamole, e alla fine arriveremo all’obiettivo.)

Tutto questo comunque può trovare consenso in funzione della nostra pulsione a essere proattivi nella ricerca della leadership, del primato, dell’eccellenza rispetto ai competitor, fatto questo non scontato a priori. Quegli imprenditori che vedono l’innovazione come atto reattivo a stimoli esterni rischiano di rimanere indietro e peggio, acquisire una mentalità gregaria. In poche parole, ritengo che accontentarsi di un’esistenza da follower sia ad altissimo rischio per la sopravvivenza di lungo periodo.

…e sostengono l’innovazione

Molto spesso siamo portati a pensare all’innovazione come un’evoluzione migliorativa delle performance di prodotto, ritenendo che queste siano il fattore chiave che ci può portare alla leadership di mercato. Mi sembra una visione un po’ riduttiva e focalizzata solo su uno, per quanto importante, dei fattori della competizione. Si passa spesso allora a considerare ciò che rientra sotto l’alveo del servizio, ma non basta ancora. Spesso, infatti, ci si dimentica dell’organizzazione, cioè del motore che fa girare il business. Ottime intuizioni possono naufragare solo per il fatto che il motore è inefficiente in quanto spreca energia (risorse economiche, umane, tecnologiche, ecc.) producendo poco valore.

Mi sono convinto che questo atteggiamento abbia come causa radice la mancanza di standard necessari a regolarizzare il funzionamento del motore, la cui conseguenza è la mancanza di pulsione a migliorare ciò che non c’è. La presenza di standard facilita e spinge a riflettere sul miglioramento con la stessa energia con cui miglioriamo il prodotto/processo/servizio, dove è normale che esistano gli standard.

Chiudo queste brevi considerazioni con un warning: un’organizzazione è un sistema di parti interagenti che devono stare in equilibrio stabile. Focalizzarsi solo su alcune parti può creare tensioni squilibranti e pericolose. Gli standard devono essere il legame, in continua evoluzione, che regola queste interazioni.

Se capiremo a fondo l’importanza degli standard e li diffonderemo nelle nostre organizzazioni metteremo automaticamente le basi per spingerne il miglioramento e quindi divenire più efficienti sotto tutti i punti di vista. Fare meglio implica fare di più con le stesse risorse.

Piermarcello Busetti

Sull’autore Piermarcello Busetti

Partner GMA Consulting, grande appassionato di barche e di mare, fermo sostenitore del buon utilizzo del tempo, blogger appena nato.