Siamo quello che facciamo. Facciamolo meglio.

Che cosa spinge un imprenditore a prendere 20 collaboratori, strapparli alle loro attività quotidiane e portarli in un rifugio a 1400 mt per 24 ore (notte compresa) per una full immersion nei valori e nella cultura Toyota?  Semplice: essere i migliori. Perché una cosa è decidere di cambiare, intraprendere un nuovo percorso strategico e andare a modificare i propri processi di conseguenza. Ma ben altra cosa è avere compreso che serve un profondo livello di consapevolezza nelle proprie persone, per poter realmente muovere verso l’eccellenza.

E’ stato proprio questo il focus delle giornate in rifugio organizzate da Necsi, azienda di Romano d’Ezzelino specializzata in consulenze sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro che circa un anno fa ha iniziato con noi il suo percorso di rifocalizzazione strategica: un percorso fatto di definizione della STRADA da percorrere, di DESELEZIONE, di coraggio e grande voglia di rifondare il modello di business su basi di coinvolgimento reale e miglioramento continuo.

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E’ stato bello osservare il TEAM Necsi approfondire assieme al nostro Partner Piermarcello Busetti le 3 P “mantra” del Lean Enterprise Institute: avere un Purpose (scopo) da raggiungere con Processi e Persone efficienti ed efficaci. Ma è stato altrettanto bello fare un passo in più e riflettere sul fatto che l’insieme di questi ingredienti potrebbe rivelarsi insufficiente se non ci fosse un supporto coerente dal sistema di valori che costituiscono l’anima, l’essenza, il modo di vivere e di essere di un’organizzazione: in una parola la sua cultura.

Abbiamo capito che la sfida, per qualsiasi organizzazione decida di diventare una lean enterprise, è riuscire a creare una nuova cultura aziendale, in cui:

  • lo scopo è la prosperità nel medio-lungo termine, non il profitto nel breve;
  • il leader non è chi detiene il potere ma chi fa crescere i collaboratori, attraverso l’esempio, le domande e una costante attività di coaching;
  • la flessibilità viene sostituita dall’adattività, ossia la capacità di adattarsi a contesti instabili e mutevoli come quelli attuali;
  • il focus è sui processi (il “come”) e non sugli obiettivi (il “cosa”);
  • l’attitudine al miglioramento è diffusa;
  • il feedback continuo diventa routine operativa.

E poiché noi siamo quello che facciamo, non resta che esercitarsi – con fatica inizialmente ma poi sempre più naturalmente – nel mettere in pratica comportamenti che riflettano i valori, fino a che agire da “scienziati adattivi” non sarà l’unica istintiva risposta a qualsiasi problema, ostacolo od opportunità.

E’ solo facendo che si è (Marco Alessi in video):

Perché una nuova cultura si crea e si radica nell’organizzazione solo attraverso una costante e continua ricerca del miglioramento, una costante e continua sperimentazione, che porti l’intera organizzazione e i suoi elementi a diventare una vera e propria comunità di scienziati: opera sulla base di standard ferrei ma, in modo automatico e spontaneo, cerca continuamente di superarli creando un nuovo e continuo adattamento alle condizioni esterne; ricerca e adotta il confronto sincero, “da uomo a uomo”, come forma di dialogo aperto e trasparente; rifugge da ogni forma di controllo autoritario ma vede nell’esercizio della leadership una modalità di crescita costante dei collaboratori.

Pronti per l’allenamento?

Melania Frattini

Sull’autore Melania Frattini

Appassionata di viaggi, cinema, libri. In piena riscoperta del mio amore per la scrittura.