Orchestrazione, control room e accordi

Ho avuto la fortuna di avere un docente del tutto fuori dagli schemi che appena entrava in aula ci faceva “accordare”. La prima volta che lo ha proposto ci siamo guardati e abbiamo pensato fosse pazzo. Poi ha spiegato cosa intendeva: voleva che durante le sue lezioni noi tutti, 40 allievi del master, fossimo accordati, intensamente uniti per 120 minuti, molto più che sulla stessa lunghezza d’onda.
C’era anche un metodo. Ci faceva alzare in piedi, respirare per qualche minuto e poi ci proponeva una nota da tenere con la voce. Finchè non gli sembrava che fossimo realmente accordati non procedeva con la lezione.

Lo vedevamo una volta al mese e ridevamo. Lui lo sapeva e faceva finta di niente. Era un luminare nel campo della comunicazione, un uomo con la barba lunga e gli occhi vispi che aveva guardato così in là da riuscire a fondare una scuola di comunicazione quando nessuno ci avrebbe scommesso. Forse, ripensandoci, era lui che rideva di noi.

Mi è tornato in mente questo aneddoto venerdì scorso, quando ci siamo riuniti per costruire la nostra control room. Da tempo aggiungiamo pezzi importanti alla nostra storia, non siamo di certo nuovi ai metodi di coordinamento e di lavoro in team, ma solo venerdì abbiamo avuto il nostro momento di “accordo”.
Ci siamo ritrovati, tanti, come i membri di un’orchestra, ognuno con il proprio strumento e con uno spartito scritto e studiato, e abbiamo iniziato a suonare. Ci siamo accordati strada facendo, abbiamo avuto degli stop e siamo ripartiti, ma alla fine abbiamo suonato una bella musica, anzi, la nostra musica. Per mesi l’avevamo provata e riprovata e in un venerdì di fine maggio ha trovato la sua visualizzazione nella nuova sede a Marostica.
Per qualche ora siamo stati accordati, intensamente allineati, completamente avvolti e immersi.

Ho pensato anche alla parola orchestrazione. Un termine che ho trovato leggendo i libri di Giampaolo Fabris, uno che della comunicazione ha fatto un buon mestiere. Quando parla delle azioni da compiere in una strategia utilizza proprio la parola orchestrazione. Non esistono buoni o cattivi piani, esiste una buona orchestrazione di poche azioni da svolgere in modo sincronizzato…anzi, orchestrato.

Ci ho pensato finchè correvo, il giorno dopo, riflettendo sul venerdì in control room: accordo e orchestrazione. E finchè correvo ho aggiunto un pezzo: la sensazione di essere nel flusso. Una sensazione tanto cara a chi è abituato agli sport di resistenza. Quando sei nel flusso tutto scorre, il fiato è rilassato, le gambe vanno, la mente domina la fatica e ti diverti.

Accordo, orchestrazione, essere nel flusso.
Lo facciamo di lavoro: orchestriamo azioni importanti assieme alle persone che lavorano nelle aziende, proviamo a farle agire in modo accordato, ricerchiamo con loro un flusso in cui fare molta strada con la giusta fatica. Dovremmo esserci abituati.
Eppure realizzarlo su di noi ha avuto tutto un altro sapore, perché di solito guidiamo e ci facciamo da parte per lasciare la scena ai protagonisti dei progetti. Invece venerdì siamo saliti sul palco e abbiamo suonato per noi.

 

Work in progress

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Federica

Sull’autore Federica Valentini

Partner GMA Consulting, amante dello scrivere, dell'arte, del design, del bello e del non bello. Non-blogger, viaggiatrice, appassionata di brand e di mercati.