“Back to Italy? Noi siamo pronti!” Il punto di vista degli imprenditori all’Assemblea di Confindustria Venezia

Ascoltiamo i segnali dell’ambiente circostante

La consapevolezza che deriva dalla capacità di ascolto è una chiave fondamentale per sviluppare quell’importante caratteristica che è il nostro essere adattivi. Le condizioni del contesto (economico, in questo caso) in cui ci muoviamo mutano in continuazione: dobbiamo diventare veloci a percepirle, valutarle ed eventualmente elaborare delle risposte.

In quest’ottica noi di GMA qualche giorno fa siamo andati a Porto Marghera, ad ascoltare cosa si stanno dicendo i nostri imprenditori in occasione dell’Assemblea Pubblica di Confindustria Venezia e Rovigo, il cui focus richiama a temi a noi cari, in particolare quando parliamo di rendere snello e veloce un processo.

Il prezzo della delocalizzazione

Matteo Zoppas, il giovane Presidente degli Industriali di Venezia e Rovigo, è molto convincente nella sua apertura dei lavori quando ci dice che “a oltre vent’anni di distanza dai primi esperimenti di delocalizzazione, la riflessione verte oggi invece sulla necessità di invertire quella tendenza e la nuova parola d’ordine è re-shoring, delocalizzare in Italia”.

“Noi siamo pronti a tornare”, dice con enfasi Zoppas.

Certamente la delocalizzazione nei Paesi dell’Est e in Asia ha consentito a molte aziende di sopravvivere a partire dagli anni ‘90, ma il prezzo pagato è stato altissimo, continua Zoppas. La perdita maggiore per il nostro Paese è probabilmente quella legata alla conoscenza, il saper fare, che abbiamo trasferito altrove, oltre a quella relativa al piano occupazionale, che ha poi ricevuto un altro durissimo colpo dalla crisi partita nel 2007 negli USA con lo scoppio della bolla immobiliare.

Nel tempo, tuttavia, il sapere trasferito ha contribuito allo sviluppo di quelle economie e contemporaneamente fatto crescere l’onere dei fattori produttivi che ne avevano inizialmente costituito l’attrattiva principale. Con il cambiare delle condizioni economiche, devono quindi mutare le scelte produttive e oggi più che mai, puntare sul “Made in Italy” rappresenta indubbiamente un fattore competitivo cui le nostre aziende non possono rinunciare.

Made in Italy: la nostra forza

Questa linea è ovviamente anche quella di Oscar Farinetti, che fa del Made in Italy la bandiera della sua Eataly, ma che non lesina critiche agli italiani. In particolare è la ben nota tendenza italica al vittimismo che viene presa di mira dall’imprenditore piemontese. Portando ad esempio una sua recente esperienza oltreoceano, Farinetti ci spiega come la vera differenza tra due Paesi non stia tanto nella presenza o meno di burocrazia (nella città di New York ci sono più leggi e regolamenti che in una grande realtà metropolitana italiana, ad esempio), ma piuttosto nel modo con cui le persone agiscono/reagiscono in questo sistema. Le regole esistono ovunque, ma è il modo in cui le applichiamo, oltre al modo in cui le subiamo, che crea la vera differenza tra un sistema che funziona e un sistema che definiamo “burocratizzato”.

Abbiamo la fortuna di essere nati nel Paese più bello (ce lo dice l’UNESCO), con uno dei maggiori patrimoni artistici e culturali al mondo e tra i più ricchi in termini di biodiversità, ma questo immenso patrimonio non lo stiamo sfruttando nel modo giusto, valorizzandolo per quello che vale. Non possiamo pensare di poter impedire la libera circolazione di idee e prodotti, possiamo però fare di più per valorizzare il marchio “Italia”. Non possiamo impedire che qualcuno crei un formaggio come il Parmesan, ma dobbiamo fare di più perché i consumatori in tutto il mondo abbiano la consapevolezza della differenza tra questo e il Parmigiano Reggiano. “Dobbiamo migliorare la nostra capacità di raccontarci, imparare una nuova forma di narrazione più gentile e allegra, sicuramente più efficace a raccontare le eccellenze del sistema Italia”, ci dice ancora il fondatore di Eataly.

Dimostrazione di quanto sia importante sfruttare con intelligenza le risorse del nostro Paese è il tema del turismo. In Veneto, la nostra regione, il settore del turismo è il primo per importanza, con un fatturato di 17 miliardi di Euro e 70 milioni di presenze, leader tra le regioni italiane. Tuttavia, anche quando si detiene un tale primato, è necessario adottare una strategia che renda questo sviluppo sostenibile, come dimostra la spinosa vicenda della croceristica a Venezia e del bando per le grandi navi nel bacino San Marco.

Cambiare il modo di fare impresa: alcuni spunti

Cambiare il modo di fare impresa e puntare sull’eccellenza del nostro sistema Paese che rimane, malgrado i duri colpi subiti negli ultimi anni, il secondo sistema manifatturiero europeo dopo la Germania: la prima delle strategie che gli industriali nostrani devono perseguire. Questo il messaggio del Sottosegretario all’Industria Baretta, che sottolinea come l’altro fondamentale tassello dello sviluppo passi attraverso la maggiore collaborazione tra le imprese e il mondo della scuola e dell’università. Rafforzare questo legame significa spingere su formazione e innovazione, due temi centrali per alimentare il Made in Italy.

Anche Alberto Baban, Presidente Piccola Industria, ci dice che deve cambiare il modo di fare impresa, che non basta più avere un buon prodotto e che l’imprenditore non può essere quello “di una volta”, ma deve oggi intendersi di finanza, di macro economia, di tecnologia. Proprio in tema di nuova economia, reinterpreta il possibile ruolo che le startup possono avere nel nostro territorio, fungendo da acceleratori dei contenuti tecnologici e di innovazione dei nostri eccellenti prodotti Made in Italy. Non dimenticandoci che il Veneto è stato la culla delle startup sin dagli anni Settanta/Ottanta.

Chiude infine gli interventi il Presidente di Confindustria Vincenzo Boccia, che rilancia sul noto tema “Imprese Eccellenti”, ma esaltando le Persone al Centro e le Imprese Bene Comune.

E dunque…

Si respirava una bella atmosfera tra gli imprenditori veneziani a Marghera, ma si percepiva anche la consapevolezza che il mondo è oramai senza confini e che, come Paese, non possiamo permetterci di continuare a disperdere le energie dei singoli, ma dobbiamo unirle in uno sforzo corale che riunisca mondo dell’impresa, della politica e società, orientato al raggiungimento di un progetto condiviso di affermazione delle nostre eccellenze.

Michele Pierobon

Sull’autore Michele Pierobon

Partner GMA Consulting, I'm a veteran snowboarder, a photography enthusiast, and a yoga novice. I've lived in 3 continents and I'm eager to explore more of the world with my family. In my posts I will share my personal and working experiences abroad.

 

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